Strudel di mia mamma

Cercherò ora di spiegare come mia mamma prepara il suo famoso strudel. Lei dice che si tratta di una ricetta di Veronesi. Non so se riuscirò nell’impresa, perché si sa che mia mamma fa tutto “a ocio” e le sue indicazioni non sono sempre precisissime… Comunque ecco di seguito i presunti ingredienti, aggiungete pure un “circa” alle dosi indicate.

Per la pasta:

  • 250 g di farina
  • 50 g di burro
  • 1 dl d’acqua
  • 1 uovo
  • 15 g di zucchero
  • sale
  • vanillina

Per il ripieno:

  • 1 kg di mele
  • 2 cucchiai di mollica di pane rosolata nel burro
  • 50 g uvetta
  • 50 g pinoli
  • buccia di 1 arancia o di 1 limone

Preparare le mele tagliate (fette intere non troppo grosse), cuocerle aggiungendo pochissima acqua, poi aggiungere 2-3 cucchiai di zucchero e continuare a cuocere (volendo si possono aggiungere qui le uvette).

Far sciogliere lentamente il burro in un pentolino.

Iniziare a preparare l’impasto: fontanella con farina, aggiungere l’uovo (lasciando indietro un po’ di albume), presa di sale, acqua (2 gusci d’uovo, se proprio volete la misura esatta), poco dopo aggiungere il burro fuso. Tirare la pasta in modo uniforme (è una parola!), la pasta deve essere sottile, senza naturalmente rompersi, ed avere una forma bella rotonda.

Prima di procedere con il ripieno è consigliabile adagiare la pasta su un canovaccio: sarà più semplice poi arrotolare lo strudel. Stendere sulla pasta: la mollica di pane rosolata nel burro, le mele con le uvette, buccia grattugiata di arancia o limone, 2-3 cucchiai di zucchero, pinoli.

Arrotolare, chiudendo con la chiara d’uovo, ungere con un po’ di burro.

Di solito viene fuori uno strudel di dimensioni piuttosto importanti e non entra nel mio forno, né in quello di mia mamma, allora lo assassiniamo curvandolo, ma probabilmente chi leggerà potrà contare su una cucina ultramoderna.

Inutile dire che non ho idea dei gradi, né dei tempi di cottura: il colore ed il profumo vi faranno capire quando sarà il momento di togliere lo strudel dal forno.

Rombo al finocchio

Ci sono alimenti che piacciono di più ed altri che piacciono di meno, ma c’è una categoria speciale di alimenti che colpisce le parti più primitive del nostro cervello mammifero ed una volta assaggiate lì lasciano l’impronta.

Cibi così o ti fanno innamorare o si fanno odiare, pensate ad esempio al tartufo oppure alla cassata siciliana o alla carne di agnello ai ferri. Oppure al peposo, vi ricordate il peposo? La ricetta di oggi, nella sua semplicità, è per me uno di questi misteri gastronomici.

Gli ingredienti:

  • 1 rombo di 2-3 kg (eviscerato)
  • 1 cucchiaio di semi di finocchio (eventualmente mescolato a semi cumino)
  • 1 cucchiaio di sale grosso
  • un mazzetto di rametti di finocchio (grazie a Dio facoltativo)
  • 2 limoni biologici affettati fini
  • olio extravergine di oliva

Scaldate il forno a 200° . Lavate il rombo (il mio era un rombo croato scuro come la notte) ed asciugatelo con carta da cucina. In un mortaio pestate i semi di finocchio ed il sale fino a ridurli in polvere e cospargete accuratamente il pesce da entrambi i lati e nella cavità interna. Io non avevo semi di finocchio, me la sono cavata con due bustine di tisana al finocchio e l’aggiunta di semi di cumino. Se non avete un mortaio arrangiatevi col coltello ed il tagliere.

La ricetta prevederebbe un mazzetto di rametti di finocchio per fare da letto al pesce. Dubito che ne abbiate, se avete del finocchio da insalata depredatelo delle foglioline anche se non è la stessa cosa, altrimenti fate senza del tutto che va bene lo stesso.

Adagiate il pesce – intero, mi raccomando! – su una teglia da forno, disponete le fettine di limone su tutta la superficie e date una bella spruzzata di olio di oliva. Ovviamente il limone deve essere biologico perché va messo con la buccia, ché anzi qui è più la scorza che la polpa a dover cedere aromi (per inciso, quello della foto è uno dei dei due della pianta del nostro giardino).

Cuocete per 30-40 minuti a seconda della dimensione del pesce e comunque togliete dal forno quando vi pare che la pelle sia ben cotta.

Io lo ho servito con contorno di zucchine tonde al curry e peperoni friggitelli spadellati, ma la scelta è del tutto arbitraria.

Come si mangia ‘sta roba? Beh, dal lato tecnico: servite in tavola caldo ed intero. Mettete da parte le fette di limone che hanno esaurito il loro ruolo, poi aiutandovi con un coltello non affilato sfilate le lische della pinna dorsale e della pinna ventrale (che sono i quattro lati del rombo della Geometria) e sfilettate i 4 pezzi di carne. Servite bagnando col sughetto. Dal lato gustativo: cercate di mangiare la pelle è la parte più gustosa, se proprio non vi piace recuperatene almeno la copertura aromatica, e poi succhiate le lische scartate con religiosa dovizia.

Non so, forse dovrei assaggiarlo un’altra volta per dire se si tratta di vero amore o di una infatuazione passeggera, fatto sta che da un paio di giorni le mie papille olfattive vengono di quando in quando sopraffate da un languido ricordo.

[La ricetta è originale di Jamie Oliver: Il mio giro d’Italia. Non cita la fonte della ricetta, forse è sua?]

Un tributo a Charles Harper ed alle illustrazioni di metà ‘900.

Fahr Bretone

Oggi Lorenzo ha il saggio/festa di fine anno di Aikido e i genitori devono portare qualcosa da mangiare. Ho fatto un piccolo plum cake (dal glorioso libro I dolci si fanno così della Cammeo, ma questa è un’altra storia) ed il fahr bretone. La ricetta la devo cercare sulla Cucina Italiana, non mi ricordo mai in quale numero… eccolo, l’ho trovato.

Ingredienti per 6 persone

  • 500 g latte
  • 125 g farina
  • 100 g zucchero semolato
  • 50 g burro
  • 50 g uvette (naturalmente non le peso)
  • 10 prugne secche snocciolate (io non le conto mai)
  • 3 uova
  • vanillina
  • burro e zucchero per lo stampo e per servire
  • sale

Tempo: circa 40 minuti (io ci metto di sicuro un po’ di più)

Calorie: 372 kcal a porzione (boh!)

Mi metto a lavorare mentre Luca si occupa della documentazione facendo le foto dei momenti salienti. Quello che vedete è proprio il dolce che poi ci siamo mangiati!

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Fate sciogliere il burro senza farlo friggere. Sgusciate le uova intere e montatele con lo zucchero. Versate il latte a filo alternandolo con la farina mescolata con la vanillina e un pizzico di sale. Amalgamate bene tutto – non dimenticatevi il burro fuso – ottenendo una pastella piuttosto liquida.

Disponete sul fondo imburrato di uno stampo rotondo le prugne e le uvette e distribuitevi sopra la pastella. Io sto usando uno stampo a cerchio apribile, per questo preferisco metterci la carta da forno, se no mi cola tutto fuori (non ridete, ma è già successo).

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Cuocere nel forno preriscaldato per circa 30 minuti. Il dolce va servito rovesciato, cosparso di zucchero semolato e possibilmente ancora tiepido. Qui sotto vedete il dolce finito ma ancora senza zucchero.

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La versione originale di questo dolce della Bretagna prevede l’uso di una sola varietà di frutta secca.

La ricetta è apparsa su La Cucina Italiana dell’ottobre 1995.