Talvolta, all’improvviso, capita che i cugini si radunino e decidano all’unanimità che la Barbara debba proporre loro una nuova edizione della gara di cucina. Eh sì, perché loro si divertono così, a cucinare in compagnia (e alcuni di loro apprezzano anche la parte finale, quella in cui si mangia).

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Inizia tutto con un giro di telefonate, in cui la Barbara distribuisce gli ingredienti e ognuno si chiede: ma cosa sarà la colla di pesce? A cosa servirà l’erba cipollina, il ginseng, il cremor tartaro (no questo l’ho aggiunto solo per il nome strano)? Ingredienti quanto mai desueti, se siete abituati con le torte Cameo. E intanto cresce l’attesa.

Poi arriva il gran giorno: domenica 14 dicembre 2008, terza edizione della gara di cucina. Le squadre sono fatte: Jacopo e Francesco contro Giacomo, Lorenzo e la Cristina. Che deve ancora arrivare. Ore 16.30, apre le danze Jacopo che trionfalmente esibisce il lievito di birra. Per fortuna che l’ha comprato nelle giuste dosi, è l’ingrediente più importante. Telefono. La Cristina è indietro coi compiti, arriva in ritardo. Così si perde la fontana di farina. La Barbara spiega con la massima precisione come ottenere una fontana fatta bene. Il sale fuori, va solo alla fine. Tutti si rimboccano le mani. Che puzza quel lievito di birra. Si impasta con violenza. Speriamo che il tavolo regga. Giacomo ha il mal di testa. Arriva la Cristina. Meglio prendersi un’aspirina. Tutti che impastano. Lorenzo e la Cristina partono in esplorazione in cantina, serve un piano su cui appoggiare la pasta a lievitare. Tornano su con un’asse di legno più grande di loro due messi insieme. Mentre la pasta lievita sotto i panni però, non si sta con le mani in mano. Jacopo e Francesco si cimentano con una brodaglia arancione brillante smagliante sfolgorante. C’è dentro peperone, dicono loro. L’altra squadra si divide i compiti. La Cristina toglie i noccioli ai datteri, Lorenzo sminuzza le mandorle, Giacomo gratta il ginseng. Pare strano, ma alla fine questi tre ingredienti si combineranno a formare un gusto unico e soave. Sul tavolo cugini che impastano e affettano. Ai fornelli cugini che mescolano e controllano la salatura. Su e giù per le scale, Lorenzo e la Cristina. Perché evidentemente la nonna e la Barbara associano significati diversi alla parola “teglia”. Arrivano i primi zii che i cugini non sono neanche a metà dell’opera. Sono gli zii in anticipo di mezz’ora. Un’ora dopo però sono i cugini in ritardo di mezz’ora. Nel frattempo i panini di Jacopo e Francesco escono dal forno. Che forma curiosa. Sembrano panini veri, dice qualcuno. L’altra squadra si concentra sui sacchettini ripieni. Che lavoro alienante. Poco dopo anche la squadra avversaria viene coinvolta. Il tempo incalza, non c’è tempo per le rivalità. Addirittura si odono scambievoli complimenti. Giacomo annoda l’erba cipollina. La Barbara impasta ancora. L’altra pasta aveva lievitato la metà del necessario. Se ha funzionato prima, perché non dovrebbe funzionare ora. E così in un lampo ecco pronti i paninetti fritti. Jacopo frigge. Gli fa venire in mente la sagra. Giù i parenti hanno fame. Lorenzo e la Cristina salgono e scendono le scale per un’ora. Quando scendono, è perché devono chetare il parentame. Quando salgono, è perché devono sollecitare i cugini. E Jacopo frigge. E i parenti hanno fame. Fuori tempo massimo. Lorenzo e la Cristina servono in tavola, in quantità di dieci, vagonate di paninetti fritti. Da mangiare col salame che ognuno si è portato da casa. Intanto Jacopo frigge. E i parenti sono tutti venite giù che abbiamo fame. Il resto del cibo è pronto. Ma, capite, prima bisogna finire questi paninetti. E Jacopo frigge. E i parenti fame. Ne mancano solo 36. Frigge, frigge a gruppi di 5. Fame. Poi di 6, per fare più in fretta. Fame! Fame! Frigge concentrato. Si è pure dimenticato di fare la filippica sul cibo cancerogeno. Fame frigge fame frigge. Friggi Jacopo, friggi!

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Quando l’ultimo paninetto è stato tratto in salvo dall’olio, i cugini scendono in sala da pranzo. Col cibo. Accoglienza trionfale. I cugini sono già sazi… assaggini, spizzichini, paninetti… ma trovano un posto a tutto. Polpette con datteri e mandorle. Dolci come la cioccolata, piccoline, stuzzichevoli. Hamburger con salsa peperoni. Altro che McDonald’s, hanno un aspetto così dignitoso con quel sesamo sopra. Sacchettini ripieni mozzarella e prosciutto. Giocosi, venuti bene, non era facile, esperimento riuscito. Tutti sono satolli e soddisfatti, in pace col mondo. Le squadre avversarie si stringono la mano incrostata di pasta di pane. Non mangiate per vivere, ma vivete per mangiare, diceva il saggio. Allora, Barbara, a quando la prossima gara di cucina?

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[Le foto sono di Bita]