La Crema Tonnata

Gentile Brigata,

scrivo al Vostro ill.issimo blog per chiedere a Vossignoria gli Chef un consiglio riguardante la ricetta per la produzione del Gustoso Vitello Tonnato. Non mi interessano i particolari riguardanti le origini o cenni storici sul prelibato prodotto. Non mi interessa nemmeno il Vitello, se è per questo, perciò vi prego di non dilungarVi in inutili sequele se è meglio ammazzare il vitello grasso o quello magro. Sono interessato esclusivamente alla Prelibatissima Crema Tonnata, che quest’estate tenterò di ricreare scientificamente nella mia cucina, adibita a laboratorio.

La parte più difficile però non è tanto quella di ottenere una Qualunque Crema Tonnata, io sto cercando La Crema Tonnata, la Crema dal Gusto il quanto più possibile vicino a quella prodotta dalla prestigiosa Macelleria Carne di Asiago (di Longhini Lorenzo, via Dalla Zuanna, uno dei tre luoghi più frequentati di Asiago dopo il mercato del sabato e il negozio 99-cent. Quella con il macellaio alto due metri e mezzo, per intenderci. Quella con esposto sulla parete il poster del suddetto macellaio, sorridente, in una stalla, di fianco ad un’ignara mucca che bruca beata il fieno inconsapevole del suo destino). So per certo che gli elementi che compongono il colloide sono tonno, maionese, acciughe, capperi, e una spruzzatina di ketchup (ingrediente segreto!). Ho intenzione di svolgere l’esperimento molto scientificamente, con provette che conterranno i miei vari tentativi di raggiungere il giusto bilanciamento tra gli ingredienti, ordinate a seconda della percentuale dei composti.

Se Qualcuno avesse dei suggerimenti per la preparazione della Sublime Crema Tonnata, prego di postarli qui. Il prossimo appuntamento è sul New Scientist con la pubblicazione dei risultati del mio esperimento.

PS Non mi hanno pagato per fare pubblicità alla macelleria. Però qualora vogliate ascoltare il mio umile consiglio, suggerisco vivamente di assaggiare l’Eccellente (e Costoso) Vitello Tonnato della Macelleria Carne di Asiago.

Uncle Bernie – Giacomo

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Scorze di grana al forno (microonde)

Balorsa dice che qui nessuno scrive da un pezzo ed allora prima di partire per Asiago ecco una microricetta.

Quando eravamo piccoli capitava di quando in quando che la nonna servisse in tavola prima di pranzo una delizia: le scorze di grana abbrustolite al forno. Solo i primi ad arrivare avevano la fortuna di gustarle perché poche erano e subito finivano. In più scottavano orribilmente, ma a quell’ora la fame era tanta e così bisognava scendere a compromessi ed ustionarsi un po’ il palato, anche perché se si aspettava troppo i morbidi e croccanti bocconcini si rapprendevano in pezzi gommosi e coriacei.

La mia ricetta modernizzata prevede di mettere le scorze 1 minuto nel microonde. 1 minuto di solito è sufficiente a meno che non abbiate un chilo di scorze…
Ciò che ne esce non ha il colore dorato e le grandi bolle di quelle della nonna, ma in compenso, se avete la pazienza di aspettare un paio di minuti che si freddino un po’, restano friabili e appetitose anche da fredde. Potete anche spezzettarle in una zuppa o sopra un’insalata. Non si afflosciano, restano croccanti sotto i denti.

Una variante prevede l’uso del grana interno, non della scorza, buono anche questo. Se ne potrebbero fare delle cialde sottili da usare come decorazione sugli spinaci o come antipastino da aperitivo.

Mi raccomando, usate grana non parmigiano perché le mucche del Consorzio del Parmigiano Reggiano mangiano soia Ogm (vedi Greenpeace).

Seguiranno foto.

Piccola aggiunta all’articolo

Presumo che questa piccola aggiunta non è più di mio padre ma mia, cioè di Lorenzo, e la faccio perché avevo anch’io intenzione di pubblicare un articolo su questo argomento.

Dunque, visto che io non avevo mai avuto l’occasione di assaggiare queste croste di grana al forno mi sono stupito sul serio quando ho assaggiato, per la prima volta, delle croste di grana al forno a microonde.
È incredibile quanto quell’aggeggio infernale detto forno a microonde possa rendere deliziosa una dura e fredda crosta di grana. Infatti il gusto della crosta non diminuisce affatto, anzi, viene messo addirittura in risalto, e quello che esce da quello scatolotto non è la solita crosta gommosa e dura: la crosta diventa un mix di croccantezza e sapore di grana. E il bello è che funziona anche con comuni pezzetti di grana: si sciolgono un po’, ma basta aspettare dieci minuti ed il gioco è fatto: diventano croccanti e saporiti, forse più della crosta (anche se, per quanto buoni, le croste sono le mie preferite)! Il bello di questi cibi è che si possono usare in varie circostanze, antipasti, snack, crostini… chi più ne ha più ne metta allora!
E comunque una spiegazione pratica vale più di mille parole: cosa aspettate, se avete un forno a microonde caricatelo per un minuto, infilateci dentro un paio di croste di grana ed il gioco è fatto! Dunque aspettate un minuto abbondante e assaggiate!
E comunque, per farla breve, il grana al microonde è molto buono.

didascalia
Ecco qui le scorze. Magari non sono bellissime, ma provate a mangiarle!

Pomodorini con mozzarella e olive (in gergo culinario “caprese”)

Ho deciso di rendere nota a tutti voi una ricetta molto semplice, ma buona, che forse vi sarà già capitato di mangiare e della quale magari vi siete un po’ incuriositi; si tratta (stavo quasi per dimenticarmelo) della “caprese”. Così oggi voglio insegnarvi la sua facile preparazione e i pochi ingredienti che richiede. Forse vi chiederete perchè proprio la “caprese”? Per far cadere a picco la qualità di questo blog e dimezzarne il numero dei visitatori? No! Bensì perchè ormai (modestamente), dopo anni e anni di lavoro, mi ritengo in grado di preparare questa ricetta con eccelsa abilità.

Per assaporare meglio questa ricetta, però, e per meglio comprenderla, è necessario che andiamo ad analizzare un pizzico di curiosità a riguardo…

La caprese è un antipasto che talvolta può essere usato anche come secondo piatto. Essa è una ricetta tipica della tradizione Mediterranea (in origine solo napoletana), apprezzata e molto gustosa è particolarmente adatta durante la stagione estiva in quanto alimento leggero e fresco, basti pensare che a porzione contiene solo 18,12g di lipidi.

Se non vi è passato l’appetito ora possiamo cominciare!

Prima di tutto si va dal fruttivendolo di fiducia e si comprano 3 grappoli di pomodori datterini oppure 4-5 pomodori normali (porzioni per 4 persone); poi potete chiedere anche se ha delle olive, ma a dire il vero non so se lì sia il posto più adatto (c’è anche il rischio che dopo il fruttivendolo non sia più “di fiducia”). Dopo aver preso un barattolo di olive verdi Saclà (il prodotto di qualità) vi manca solo la mozzarella di bufala che deve essere utilizzata in porzione uguale a quella dei pomodorini. Se aprite il frigo e vedete che non c’è mozzarella…vuol dire che è rimasta fuori tutta la notte! Dai, scherzo…Potete usare anche del formaggio, ma è meno gradevole da mangiare col pomodoro. Fatto? OK

Ora prendete una teiera e versateci il tutto accuratamente tagliato in parti non più grandi di 3cmcubi con un coltello ben affilato e una tagliera abbastanza larga, ma non troppo. N.B.: (consiglio serio) se volete, i pomodori li potete tagliare anche a fettine facendo attenzione a non sporcarvi col liquido al loro interno! ATTENZIONE: Se non riuscite a tagliare le olive è perchè avete comprato quelle con l’osso!

Ora manca solo da aggiungere l’olio e il sale e per questo lascio a voi il compito perchè io non sono mai stato bravo con le dosi, e finalmente potete servire il tutto in tavola (se è ancora rimasto qualcuno).

LI AVEVATE LAVATI I POMODORI, VERO?

P.S.: Mi scuso con il reparto di cucina e con gli chef per averli oltraggiati e offesi in questo modo così barbaro e volgare. Mi auguro (inutile speranza) Che vogliano accettare le mie scuse.

Con i commenti, vi prego, non siate troppo duri!

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Un esempio di "caprese" senza mozzarella e olive

Cose che voi umani…

Inserisco questa folle ricetta dopo un lungo silenzio, approfittando del fatto che sono a casa malaticcia. Non si tratta stavolta di una ricetta che ho sperimentato personalmente, né in qualità di cuoca né di assaggiatrice, e sinceramente non so se augurarmi che ciò non avvenga mai! Si tratta delle ‘Melanzane con la cioccolata all’amalfitana’. Sì melanzane, sì cioccolata. Proprio così…La ricetta è tratta da un manuale molto prezioso che mi è stato regalato dall’amica storica Anna Mosconi, il ‘Grande libro della pasticceria napoletana’, di Piero Serra e Lya Ferretti, Salvatore di Fraia Editore. Ha tutta l’aria di essere un libro non facile da reperire in giro…dentro sembra quasi fotocopiato. Al di là dell’apparenza però è davvero una ‘chicca’, prima o poi ne trarrò qualche ricetta per un contest culinario tra cugini in salsa partenopea.

Ecco le dosi e la preparazione, nell’eventualità che vi venga voglia di qualcosa di -davvero- insolito:

otto melanzane grandi
tre/quattro cucchiai di farina
due uova
olio per friggere

dopo aver lasciato le melanzane sotto sale per due ore, in modo che perdano acqua, passatele nell’uovo sbattuto e quindi nella farina, dopodiché friggetele.

1/2 litro di latte
sei tuorli d’uovo
250 gr di zucchero
50 gr farina
sale
vaniglia
canditi misti, 100 gr

preparate con questi ingredienti una crema pasticciera a cui aggiungerete i canditi sminuzzati.

50 gr cacao
25 gr farina
1/2 litro di latte
una noce di burro

con questi invece dovreste fare una sorta di besciamella piuttosto liquida al cacao.

Dopodiché, si attacca con gli strati: melanzana fritta, crema pasticciera, melanzana, crema, melanzana crema ad esaurimento scorte e alla fine si ricopre il tutto con la crema liquida al cacao. Et voilà! Io ho conosciuto una persona -vera- che affermava di aver mangiato questo dolce ad Amalfi (che credo sia l’unico luogo al mondo dove questo dolce viene proprosto) e diceva di averlo trovato molto pesante ma non disgustoso.

P.s.: se fate un giretto su google scoprirete che questo dolce esiste, che è tutto vero e che ne esistono anche versioni diverse da questa.

P.s.2: ho aggiunto un nuovo link, della serie ‘blog con foto chiccose’. E’ ancora e sempre sui dolci, scusate, sono fissata…si chiama ‘la ciliegina sulla torta’.